HARMONY Aversa

Intervista a Maria Crispal

a cura di Chiara Trofino

Aversa. Novembre 2012. Incontro Maria Crispal a pranzo.

A dividerci - anzi a unirci - è un piatto di spaghettoni alla bolognese di mare.

Come ti racconteresti a un bambino? Come gli spiegheresti chi è Maria Crispal?
Solitamente la presentazione di Maria Crispal è: “Un'icona connettiva; una raffigurazione antropomorfa della macchina del web percepita come il surrogato della Grande Madre, rappresentata nelle culture di tutti i tempi con diverse ma simili icone femminili. Il suo aspetto e i suoi rituali sono il risultato dell'attuale società globalizzata che fonde culture low brow e hight brow ” Mi rendo conto che ad un bambino non potrei mai riferirmi con questa enunciazione perciò tenterei di affascinarlo usando l'escamotage di una favola: “All'alba di una notte di luna piena nacque una bambina di nome Maria Crispal, dalla pelle bianca come la luna e splendente come il sole. La bimba possedeva  il segreto dell'universo, conosceva il buio e la luce, l'inizio e la fine, l'unità e la molteplicità. Questo potere fu affidato a due angeli gemelli: Candy Plume, dolce e radioso, sovrano dei desideri consci e manifesti, e Dark Plume, misterioso e solitario, sovrano dei desideri inconsci e nascosti. Maria Crispal viveva immersa nelle nuvole e dipingeva il mondo con l'immensità del cielo, ma un giorno arrivò un uragano violento e distruttivo che confuse l'identità dei due angeli facendo fare alla bimba tanti pasticci.  La Terra era ormai destinata a svanire per sempre, finché, da un misterioso luogo sotterraneo, comparvero milioni di bambini colorati che con l'energia dei loro cuori fermarono l'inarrestabile uragano. A quel punto Candy Plume e Dark Plume si unirono nella forma di un unico angelo di nome Crisp Plume, sovrano del caos infinito e Maria Crispal risorse con un nuovo potere volando nell'universo come una trottola e disegnando tra le stelle un mondo nuovo”.

Il personaggio Maria Crispal aspira ad essere pop, nel senso di popolare, quindi il suo messaggio è veicolato anche da racconti fantastici, gadgets, loghi e slogans per astrarre il pensiero artistico in immaginario mitico.

 

Nei tuoi lavori ricorre spesso il concetto di icona, soprattutto femminile. Ma le tue icone sono in gonnella? Chi sono?
La mia idea d'icona potrei riassumerla con il gioco di parole “Queer Queen”. Queer è un termine molto usato di recente e spesso sovradosato ma amo citarlo perché mi appartiene profondamente. Ti estrapolo la sua definizione da Wikipedia, dove si tenta di descriverlo nel suo uso sociale: “Queer è un termine della lingua inglese che tradizionalmente significava eccentrico, insolito". Il termine a sua volta deriva dal tedesco "quer" che significa "di traverso, diagonalmente". L'uso del termine nel corso del XX secolo ha subito diversi e profondi cambiamenti e il suo uso è tuttora controverso, assumendo diversi significati all'interno di diverse comunità. In italiano si usa per indicare quelle persone il cui orientamento e/o identità di genere differisce da quello strettamente eterosessuale: un termine ombrello, si potrebbe dire, per persone gay (omosessuali, lesbiche, bisessuali, transessuali, transgender e/o intersessuati). Il termine si scrive spesso con lettera maiuscola quando fa riferimento ad un'identità o comunità, piuttosto che ad un semplice fatto sessuale.” Per la parola Queen, invece, non c'è molto da dire, le mie icone sono delle Regine, sono oltre il mondo ma vivono tra la gente, sono delle trasfigurazioni epifaniche. In genere è la letteratura, ma anche l’arte può essere una brillante sintesi d’intrattenimento, informazione ed educazione (eduinfotainment).

Consideri le tue performances un veicolo di divulgazione?
Il corpo è il centro della comunicazione e nel caso  dell'arte noi con il corpo dipingiamo, scriviamo, suoniamo, cantiamo, balliamo, recitiamo. Come artista che ha fondato la sua ricerca sull'espressione performativa mi trovo dunque a dover conoscere e sperimentare tutte le “Muse”. Amo inventare favole e mi diletto a scrivere poesie, la letteratura è dentro di me, solo la espongo con acclamazioni corporali in cui il pubblico diviene elemento relazionale. Mi rivolgo con un linguaggio particolare da me creato: la Slogong. La slogong (slogan + song/ gong) intreccia testi popolarmente noti a slogan inventati e ne deriva un assemblamento stonato ma armonico di parole con apparente non-sense che pongono l’attenzione su questioni politiche e sociali. Il suo tono è affascinante come un canto di sirene e fastidioso come il trillo di una sveglia.
Le mie performances hanno l'intento principale di divulgare che l’oggetto della venerazione non è un'ideologia camuffata da un simbolo o il diktat dell'artista, se pur visionario, ma la gente stessa e le loro interazioni con la macchina connettiva che io rappresento.
Per potenziare questo pensiero ho pensato un progetto artistico con le scuole in collaborazione con il network Solstizio, di cui sono uno dei membri fondatori.

Dicci di più di Solstizio.
È nato con l'intento di creare relazioni fra le arti riconducendole a una totalità di visione in cui emergano aspetti sociali e tematiche globali con il protagonismo della nuova generazione coinvolta tramite progetti artistico-didattici. Solstizio è stato teorizzato da Derrick De Kerckhove e Alberto Abruzzese e attualmente opera con il supporto di Ong, università, musei e enti privati e pubblici. L'azione del network ha costituito il fondamento di Progetti Europei di Sviluppo della durata Triennale e dal finanziamento di due milioni di euro: Art & Earth e We are the Planet. In We are the Planet, che coinvolge i Paesi Europei del mediterraneo, conduco e gestisco il laboratorio sperimentale Ecoslogong che offre agli studenti la possibilità di comunicare le finalità del 7° obiettivo del millennio delle Nazioni Unite attraverso il proprio corpo trasformato simbolicamente in una bandiera propagandistica. A loro è affidata l'ideazione e la rappresentazione grafica di logo-slogans, che interpretano in una performance fotografica dove il corpo diviene l'asta trionfale che innalza il vessillo del pensiero, e il volto espressivo campeggiante in primo piano l'icona della forza delle idee che nascono dall'individuo: le Human Flags.

Dunque qual è il tuo insegnamento?
Insegno alla nuova generazione a interpretare il proprio corpo come un simbolo, un concetto e ad assimilare in modo sinestetico i tre piani della conoscenza: parola, segno, gesto. Ogni ragazzo è un'idea, una visione, un piccolo Stato e io mi pongo tra loro come una moderna Libertas che guida il popolo.

 

Nella performance Maria Crispal Home la casa “reale” compie un viaggio attraverso lo schermo/specchio magico del computer e il privato si fonde con il pubblico, luoghi reali si fondono con spazi virtuali, in una costante osservazione di te che ‘vivi’. Cosa ti fa sentire veramente a casa?
Mi sento io stessa casa e tempio; percepisco il corpo come un luogo di convivio e di comunione che accoglie la gente attraverso un rituale. Una casa vuota o un tempio chiuso non hanno senso. Necessito del calore degli altri per completarmi, senza di loro la mia identità è mozzata e non sono mai “veramente a casa”; per questo, dopo un work-show da me tenuto alla Facoltà di Lettere dell'Università La Sapienza di Roma, ho aperto la pagina su facebook Maria Crispal's Hearts nel tentativo di ricreare in rete le condivisioni avute con gli studenti.

Da Maria Crispal Home prende vita il progetto Big Mater Bang. A proposito di Grande Madre, come ti racconteresti a mia nonna?Vorrei che fosse lei a raccontarsi a me. Big Mater Bang è l'apoteosi della moderna rivoluzione femminile avviata da circa un secolo nel mondo occidentale, ma le sue origini sono antichissime, ancestrali, primordiali, e chi meglio di una nonna con le sue esperienze di vita, nonché di doppia madre potrebbe ricongiungerne i fili?

Credo che mia nonna ne sarebbe felice, per cui la porterò con me ad assistere alla tua performance del 21/12/12. Ma dimmi, perché una performance per Harmony Aversa?
Harmony Aversa è una realtà nuova ma già avviata, stimo molto la professionalità di Rosanna Moretti che ne è la curatrice e la giovane Alessandra che si è lasciata guidare con istintiva visionarietà in questa avventura. Credo che tutto avvenga dove ci sono grandi idee e forti passioni, mi lascio sempre affascinare dal progetto e non dal luogo. Aversa è una cittadina di provincia e Harmony una boutique di moda, apparentemente delle premesse non consone a un sistema dell'arte contemporanea che pretende luoghi deputati per la sua divulgazione, ma a me interessano la verità e l'amore con cui si costruiscono le cose e Harmony Aversa è un esempio importante. Sono un'artista trasversale e multidisciplinare, non mi pongo limiti perché la libertà d'azione è fondamentale per la realizzazione di una grande opera d'arte, inoltre l'accoglienza di un pubblico diverso e non blasonato può solo suggerirmi nuovi stimoli. Dopo secoli di dibattito è ora che si raggiunga la cosiddetta unione delle Arti, anche quelle minori, così nella performance per Harmony Aversa parto da un'immagine di moda indossando uno dei favolosi abiti da sposa della boutique e la decontestualizzo nella forma d'icona sacra che a sua volta si concede ai vezzi di una festa pagana coinvolgendo tutti in un rinfresco dove troneggia l'arte del cake-design.

Immagino non sia casuale la scelta del giorno 21-12-12. Sarà fine o inizio?
Ho pensato alla data del 21 dicembre 2012 perché è entrata nell’immaginario collettivo innestando pienamente il mio desiderio di community, inoltre, la sua corrispondenza con il Solstizio d'inverno e le Feste Natalizie mi permette di mescolare antiche tradizioni a usanze religiose diverse creando un immaginario insolito e inedito privo di qualsiasi tipo di riferimento univoco. Nel comunicato stampa è scritto “la popolare data 21.12.2012 annuncerà un nuovo mondo, dove tutti si riconciliano nell’ancestrale figura della Grande Madre, interpretata da Maria Crispal. Una performance che racchiude un momento dove l’oggetto della venerazione è la gente stessa.”.

Sicuramente voglio sottolineare la fine di un'era settoriale e frammentaria e l'inizio o neo-ritorno di un'era sinestetica, emozionale, sciamanica, magica.

 

Un’ultima domanda: perché l’occhio è l’immagine che scegli come tuo logo?
Sono astigmatica e tra i due occhi ho uno squilibrio di gradi, da piccola per correggere il difetto ho indossato la benda a un occhio per allenare quello più pigro, quindi metà ero all'ombra e metà alla luce. Ho convissuto per molto tempo con la percezione degli opposti e negli anni successivi ho tentato sempre di ricrearli e conciliarli. La loro sintesi è il comunemente definito terz'occhio, l'occhio che va oltre il visibile penetrando infinite dimensioni. Il mio occhio si è così trasformato nell'espressione di un concetto attraverso la rappresentazione di un logo; nella performance per Harmony Aversa diviene la sineddoche del mio corpo moltiplicandosi su una miriade di confetti donati alla gente durante un pasto cerimoniale: l'atto di comunione è compiuto!

Bè, se c’è da mangiare…accorriamo!