HARMONY Aversa

Conversazione con Mariangela Levita

R.M. Perché la moda investe in cultura? Quando, invece, è l’arte a cercare visibilità attraverso la moda? Quale filo sottile o quale nodo le lega in un momento come il presente in cui entrambe le parole arte e moda  sembrano offrirsi come contenitori di tutto?

Giannone A., Calefato P., Manuale di comunicazione, sociologia e cultura della moda vol. V/Performance, Roma, Ed. Meltemi, 2007.

M.L. Quando la moda investe in cultura, crea cultura! Sono tanti i casi in cui l’arte e la storia dell’arte sono ripresi da fashion designer per la creazione delle loro collezioni. Permettendo così agli artisti di avere una visibilità maggiore e più trasversale attraverso la moda. Il contemporaneo, dunque, non si può mai esimere da quelle che sono le discipline creative.

R.M. Il tuo lavoro per Harmony Aversa ricade nel concetto di new media di comunicazione. Qual è stato il tuo punto di partenza rispetto al lavoro che hai svolto per l’azienda?

M.L. il mio artwork per Harmony Aversa è un esempio di creazione concepito attraverso i principi base della percezione visiva e della brand vision. Questo lavoro è un site specific: Mariangela Levita per Harmony Aversa, un atto creativo che ho voluto applicare ad un’azienda, che si occupa di moda, donando un simbolo che sia vivo nella propria contemporaneità.

R.M. Il tuo lavoro di visual è legato comunque ad una poetica contemporanea che concepisci già da tempo. Come traduci i codici utilizzati nell’artwork Harmony Aversa?

M.L. ho denominato VISION, l’artwork per Harmony Aversa, appunto perché mi sono riferita a creare una visione che potesse fungere in maniera concreta da brand e logo. L’ho fatto così come ho più volte affrontato la realizzazione di progetti visivi, dove il tema fosse esplicitamente una comunicazione fruibile da un pubblico più vasto. I miei codici di traduzione sono forma, segno e colore: il cerchio, inteso come forma perfetta, le linee come segni/simbolo, il bianco e il nero come contrasti, il rosa, il giallo e il turchese come campi cromatici e l’utilizzo dell’oro e dell’argento come elemento finale e materico, elementi che mi accompagnano da sempre nei miei lavori di pittura e installazione.

R.M. A proposito di logo e brand, ci siamo ritrovate entrambe e lavorare in un territorio abbastanza digiuno, (ed uso il termine abbastanza per non esasperarlo troppo) di arte contemporanea. Vorrei in questa conversazione sottolineare il concetto di grafica rispetto a “lavoro di arte”.

M.L. la grafica appartiene ai linguaggi di massa, talvolta anche l’arte. Poi è ovvio che la cultura e la conoscenza faranno da giudice.